«Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensarci». A scrivere questa frase è stato il filosofo Friedrich Nietzsche, a dimostrarci quale sia il suo significato più autentico ci ha pensato Federica Pellegrini. Lo ha fatto ieri, conquistando l’oro mondiale a Budapest 2017. Lo ha fatto negli ultimi 13 anni, dimostrando di essere inaffondabile come donna e come campionessa.
Quanti metri le restassero per raggiungere il traguardo, mentre dava tutta se stessa nel forsennato tentativo di imporre la sua strepitosa rimonta, probabilmente Fede non se lo è chiesto. Ha semplicemente continuato a nuotare con tutta l’energia che aveva in corpo, come se la corsia di quella piscina non dovesse finire mai. E alla fine ha vinto. Anzi, ha trionfato: conquistando la gloria che, nella tradizione olimpica della Grecia Antica, consentiva agli atleti di essere accostati agli dei.
Quanta forza nelle sue bracciate. Metro dopo metro, tra mille spruzzi d’acqua, l’abbiamo vista fuggire lontano dal peso della bruciante sconfitta che, dopo la finale di Rio 2016, aveva rischiato di far annegare il suo talento. 

Federica ha attraversato un periodo buio, poi ha trovato il coraggio per riaccendere la luce che illumina la sua carriera.

«Se mi date della super donna mi incavolo e odio quando mi definiscono Wonder Woman». Ha ragione: non è perfetta, non è infallibile, non è neppure simpatica. È dannatamente brava, e questo ci basta. I tacchi a spillo, la lotta con i problemi alimentari, le dichiarazioni spavalde alla stampa, il gossip, le crisi di panico alla vigilia delle gare e la difficoltà di accettarsi: Federica è un caotico mix di insicurezza e grinta. Quando si tuffa, però, tumulti e tempeste si placano. Resta solo la consapevolezza di avere un talento raro e l’insaziabile voglia di andare a prendersi tutte le vittorie che sa di meritare. Non importa chi siano le atlete in vasca, e nemmeno quanto siano più giovani o allenate.
«Ora sono in pace con me stessa. Sono gli ultimi 200 metri stile libero della mia vita», ha detto dopo aver sconfitto la super campionessa americana Katie Ledecky che finora non aveva mai perso in gara singola. Così, a 29 anni, Federica si è regalata l’unico finale di carriera che sarebbe mai stata disposta ad accettare: ha chiuso da trionfatrice e così, per sempre, sarà ricordata. Parafrasando Jim Morrison: non è vincente chi non perde, ma chi perdendo ha l’energia per tornare a vincere.