«Ho Paura? Molta, per niente, non lo so. Comunque, ci vado». Alla fine è andata così. Ai concerti, nonostante tutto, non abbiamo più smesso di andarci.
Dopo quello che è successo a Manchester e poi a Torino, la tentazione di restare a casa, in fondo, l’abbiamo avuta un po’ tutti. Per alcuni è stata solo passeggera, flebile, innocua: in pochi round, la passione per la musica ha messo a tappeto lo spettro degli attentati. Per altri, invece, la decisione è stata più tormentata.
Per giorni, abbiamo visto moltiplicarsi sulle nostre bacheche gli annunci di spettatori intenzionati a rivendere i propri biglietti. È successo, soprattutto, per i live dei Radiohead a Firenze e Monza. Dopo qualche anno di stop, a ottobre scorso, il gruppo inglese ha annunciato due nuove date in Italia. Come spesso accade in occasioni come questa, la corsa all'ultimo posto libero è stata folle e disperatissima: in pochi minuti il numero delle vendite è aumentato esponenzialmente. Poi, a pochi giorni dalle due esibizioni, è cominciato lo stillicidio di rinunce. 

La paura stava per spegnere la musica. L’energia di chi la ama, però, l’ha riaccesa.

È successo grazie a One Love Manchester, il concerto-evento organizzato da Ariana Grande in memoria delle vittime dell'attentato del 22 maggio. Insieme a lei, sul palco, sono saliti Coldplay, Justin Bieber e Katy Perry: «La nostra risposta a questa violenza deve essere lo stare insieme, aiutarci, amarci ancora di più, cantare più forte di prima», aveva scritto la cantante a pochi giorni dalla strage.

È successo grazie ai genitori che, a Roma, il 15 giugno hanno scelto di accompagnare i loro figli alla prima tappa della tournée italiana di Ariana Grande. Il buio del terrore l’hanno tenuto lontano con le torce dei cellulari accese nei momenti clou del concerto, con i selfie, i balli e i cori.

È successo grazie al pienone di cantanti e pubblico per il concerto di Radio Italia in piazza Duomo a Milano. Qui, a riaccendere l’energia e l’entusiasmo per la musica, sono state le magliette bianche indossate dai fan per rispondere al clima cupo delle ultime settimane e come segno di rispetto per le vittime; sono stati i video e le immagini postati sui social con l’hashtag #lamusicaèpiùforte.

È successo grazie a tutte le persone che hanno pazientemente sopportato le code causate dall’intensificarsi dei controlli di sicurezza all’entrata di stadi, palazzetti e teatri.

È successo grazie ai sessanta mila fan che il loro biglietto per vedere i Radiohead se lo sono tenuto ben stretto e, prima a Firenze e poi a Monza, hanno cantato a piena voci tutte le canzoni in scaletta.

È successo così. Alla fine, ai concerti, non abbiamo più smesso di andarci.