Il mercato dell'Internet of Things sta decollando e la casa è il fulcro di questo ecosistema. Le nostre abitazioni stanno diventando sempre più hi-tech e la possibilità di far dialogare tra loro gli oggetti sta rivoluzionando il mondo dell’abitare. I sistemi di sicurezza, gli elettrodomestici intelligenti e le applicazioni che consentono la gestione a distanza di alcune funzioni domestiche sono gli aspetti più gettonati tra i consumatori. L'offerta di prodotti per la smart home, d’altra parte, è in continuo divenire. Il 52% delle realtà che in Italia operano in questo settore è rappresentato oggi dalle startup. Negli ultimi tempi, però, si sono affacciati sul mercato italiano anche i grandi operatori internazionali come Google, Apple Home e Facebook.
L'ingresso sulla scena dei grandi colossi dell’informatica ha contribuito da un lato ad agevolare lo sviluppo tecnologico del settore, dall’altro ad aumentare  la fiducia dei consumatori verso questo tipo di dispositivi. I primi risultati positivi in questo senso cominciano a vedersi anche in Italia. Stando ai dati emersi da alcune recenti statistiche, infatti, il nostro Paese primeggia in Europa e nel mondo per l’interesse e la fiducia verso le nuove tecnologie.

Secondo uno studio dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato nazionale delle soluzioni smart e connesse per la casa è in crescita e vale più di 180 milioni di euro. Il 26% dei nostri connazionali possiede un oggetto intelligente e connesso nella propria abitazione, mentre il 58% si dichiara intenzionato ad acquistarlo in futuro.

Le soluzioni smart per la casa scelte più frequentamente dagli italiani appartengono a tre macro-categorie domotiche: energy (impianti di illuminazione, di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria), entertainment (impianti per la gestione e il controllo di apparecchi multimediali audio-video), safety&security (impianti per la prevenzione e gestione dei rischi per l’incolumità e la sicurezza degli occupanti).
Le motivazioni che portano verso questo tipo di scelte sono di varia natura: “Al primo posto - secondo il professor Cesare Alippi del PoliMi, esperto in sistemi di elaborazione dell’informazione - c’è il desiderio di ridurre i costi in bolletta. Una casa intelligente, infatti, consente di risparmiare fino al 50% sulle spese per il riscaldamento, l’elettricità, l’acqua e il gas”. I vantaggi, inoltre, si riflettono sulla valutazione degli immobili: tra due case di pari metratura e ubicazione, una dotata di dispositivi smart e connessi sarà valutata quasi il doppio.
Nella valutazione degli aspetti positivi, non passa in secondo piano neppure il comfort dei sistemi automatizzati capaci, per esempio, di rispondere alla luce esterna e alla presenza di persone negli ambienti facendo alzare tende e tapparelle, impostando il climatizzatore o gestendo la diffusione sonora.
Un’altra necessità avvertita come primaria è quella della sicurezza: almeno il 38% delle famiglie italiane, soprattutto nelle grandi città, afferma di voler possedere sistemi di monitoraggio e controllo a distanza degli ambienti con telecamere. A seguire viene la salute, il desiderio degli italiani in questo caso è di potersi connettere con servizi di assistenza come il soccorso medico o la vigilanza. Citata per ultima, ma non di minore importanza, è la volontà di ridurre l’impatto ambientale dei propri consumi domestici.
L’ultima frontiera? Lo sviluppo di un sistema che consenta alla casa di rispondere ai comandi dialogando con noi. Enrico Giannotti, condirettore generale della società pugliese Cedat 85, ha annunciato l’arrivo sul mercato entro la fine del 2018 di Listen: un’interfaccia tecnologica che permetterà di interagire con gli impianti domestici attraverso la propria voce. Così, quando staremo per uscire di casa, basterà dire << esco >> e automaticamente si chiuderanno le tapparelle, si attiverà il sistema di allarme e di videosorveglianza.
A quel punto, resterà un unico sforzo da fare: evitare di innamorarsi della voce di questi sistemi come accade al protagonista di Her, il film di Spike Jonze del 2013 che prospettava una presenza senza più interattiva della tecnologia nelle nostre vite grazie all’intelligenza artificiale. A quanto pare sono bastati 4 anni per passare dalla fantasia alla realtà.